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SAVERIO BARBARO, Svet Orienta. Predjamski Grad, Postojna, 1-31 august 1999

SAVERIO BARBARO

Sono passati esattamente cinquant'anni dalla prima mostra del pittore Saverio Barbaro. Aveva esordito nella nativa Venezia risvegliando il vivo interesse sia del pubblico sia della critica, che nel giovane artista avvertirono da subito il grande talento e la vastità del linguaggio espressivo. Iniziava così un cammino artistico particolarmente fecondo con conseguente fulminea affermazione non solo in patria ma anche su scala internazionale culminata in mostre, riconosci­menti e premi. L'irrequieta indole pittorica lo indusse a intra­prendere numerosi viaggi e a farne così un cosmopolita e indubbiamente una delle più autorevoli e penetranti persona­lità artistiche in Italia e all'estero.
Nella sua variegata opera si sono susseguiti inizialmente periodi e cicli di indirizzo espressionistico. Uguale mestiere e padronanza dei mezzi pittorici ha dimostrato tanto nel dise­gno quanto nella grafica, nella pittura a olio, scultura e cera­mica. Al centro del suo interesse d'artista è da sempre la figu­ra umana o, meglio, l'uomo nel suo ambiente naturale origi­nario, e forse per questo si è sentito sempre attratto dal mondo di culture e costumi di vita diversi. La sua opera risen­te fortemente delle impressioni riportate nei suoi viaggi, della vita in paesi e civiltà europee ed extraeuropee: Francia, Africa e Spagna. Per tutti questi motivi non sarà superfluo gettare uno sguardo sul passato, nel periodo così inquietante a caval­lo tra Otto- e Novecento.
I simbolisti e gli espressionisti sullo scorcio del secolo passa­to e agli inizi del nostro, i Rousseau, Gauguin, Nolde, Ensor, Kirchner e i vari aderenti ai gruppi d'avanguardia "Die Brücke" e "Der Blaue Reiter" scoprivano un mondo diverso (anche il mondo di altre civiltà) come fuga nella libertà primi­genia, nell'esotismo, in una realtà senza orpelli. Ne derivava una pittura rapida e spregiudicata, una prospettiva lineare e deformante delle figure umane, colori di una vivacità esplosi­va, una pennellata temeraria. Tutti motivi di cui si impadronì specie l'espressionismo spasmodicamente teso a demolire l'e­terno accademismo, la supponenza e l'angustia piccolo-bor­ghese. Questi movimenti significarono con la nuova poetica e la presenza di stimoli e momenti di grandi trasformazioni un netto distacco dal tradizionalismo.
Saverio Barbaro è un pittore moderno che non si è mai subor­dinato a un preciso indirizzo stilistico, per cui ricollegarlo a una determinata maniera, per un certo complesso di motivi sarebbe tutto sommato fuorviarne. Sarebbe forse più esatto parlare di affinità di approccio nel senso di forme severe e grandi della struttura pittorica con un'accentuazione dell'ele­mento superficie.
Ciò non toglie che l'opera di Barbaro non rispecchi altresì richiami derivanti dalle sue vaste conoscenze, dalla sua fami­liarità con la storia dell'arte e gli stretti legami che mostra con l'arte italiana e le varie ascendenze riconducibili alle diverse correnti europee del postimpressionismo, dell'espressioni­smo, del cubismo e del fauvismo.
Saverio Barbaro è un virtuoso del disegno, un colorista dalla tavolozza di un brio originalissimo. Agli anni Cinquanta e Sessanta risalgono cicli di paesaggi, di vedute, di architetture di villaggi, città, singole case, piazze e vie dalle caratteristiche ricerche prospettiche. Non poche sono le opere dedicate al paesaggio francese da lui vissuto in modo cromaticamente intenso. Vi trovava un suo stile originalissimo caratterizzato da un'estrema purezza di linee e superfici. Lo scorcio paesag­gistico, la singola figura o natura morta sono sempre insiemi naturali, dotati di proprie proporzioni e dimensioni. Barbaro modella i colori catturati in appunti irrequieti dalle intense sensazioni lasciate dal colore. Le facciate delle case e i muri sono color rosa, azzurro, verde, e siccome luce e ombra modi­ficano i colori ne irradia il calore del sole. Soltanto l'esile albe­ro in fiore sta a indicare che il pittore ha pensato di catturare sulla sua tela un giorno di primavera in un'atmosfera medi­terranea. Il periodo iniziale del suo paesaggismo tende verso un racconto lirico, pur con un accentuato dinamismo interio­re e una specifica intonazione cromatica. Lo spazio visto in prospettiva naturalista tende a perdersi per la fusione delle figure col paesaggio in cui tutti gli esseri, uomini e animali, hanno un ruolo paritetico. L'elemento centrale finisce con l'essere il colore che "smaschera" il senso nascosto degli og­getti. I quadri si riducono via via a forme puramente essen­ziali, entusiasta com'è l'artista della scoperta di quanto è ori­ginale, semplice e sul piano espressivo, efficace. Può essere la vecchia facciata di una casa rurale, i comignoli dei sobborghi industriali, un paesaggio deserto, un animale domestico, una natura morta fatta di oggetti di uso quotidiano, di girasoli, una bianca colomba posatasi sul muro. La scala cromatica è, a paragone con i periodi posteriori, più pacata, alquanto melan­conica nella scelta di tonalità più scure, ma la pennellata è talora ardita, rapida e la materialità del colore speciale.
La figura umana è nelle arti figurative vecchia quanto l'uomo stesso. Per cui questa eterna, onnipresente e suggestiva tema­tica non si esaurirà mai. Anche l'arte più "estrema" (leggi indirizzi astratti e minimalisti) non è riuscita ad annullarla del tutto. La presenza della figura umana accompagna e sfida l'ar­tista, ogni artista, dai suoi primi passi alla produzione della maturità.
Così pure nell'opera di Saverio Barbaro un posto a parte è rappresentato dalle figure umane e dai nudi. Nell'ambito di tale tematica, centrale e costante, si apre un'autentica galleria di figure femminili e maschili, di ritratti e di nudi di fanciulle e giovani. Il suo ciclo di tele di maggior impegno è ispirato alla vita nel Nordafrica occidentale, specie nel Marocco. A conferirvi una vivacità tutta particolare è già il ritmo della vita quo­tidiana di queste terre dove si mescolano culture e influssi diversi. Qui il tempo è una dimensione da vivere in modo tutto differente. Forse la pittura dell'artista ha raggiunto pro­prio qui - parliamo della fine degli anni Ottanta e di tutti i Novanta - un suo secondo apice con la sintesi rarefatta del messaggio e una pittura cromaticamente intensissima ed estremamente dinamica. Le composizioni, molto mosse, per­mettono di afferrare impulsivamente il prezioso momento dell'esperienza offerta dall'ambiente. Saverio Barbaro in que­sto mondo dal ritmo di vita apparentemente modesto e per così dire immutabile nel tempo, ha saputo penetrare. Questa semplicità primigenia è variegata, a momenti misteriosa e nello stesso tempo di grande immediatezza. Le sue tele pro­pongono scene di vita quotidiana dei nomadi, che vivono ai margini del torrido deserto, delle loro umili ma accoglienti dimore all'ombra di alti palmizi. La bellezza delle fanciulle dai visi bronzei è irradiata dal sole, tenero il loro smagliante sorriso, conturbanti gli occhi scuri, procaci le labbra rosee. Le ragazze vestono abiti multicolori o si scoprono senza alcuna vergogna, sempre emanando una bellezza fiorente di vita. Sono motivi in cui sarebbe da rilevare una carica sensuale dove a ispirare il pittore è il carattere di una cultura diversa e tutta da scoprire. In ogni tela in cui il pittore ha ripreso una figura o un ritratto muliebre, l'artista al di là dell'immagine esterna, ne ricerca il nucleo interiore. Anche la figura maschi­le, sia abbigliata che nuda, rappresenta per l'autore una sfida da raccogliere. Non di rado l'immagine del nomade o dell'in­digeno è colta nel mezzo del vivere quotidiano, in compagnia del cammello o di altro animale domestico. Il paesaggio e i costumi affascinano Barbaro al punto da farlo rispondere istantaneamente con tratti cromatici nervosi e ampi. La gente è ritratta en plein air, dentro le mura domestiche, nelle corti, per le strade o davanti alle case. Anche l'architettura è vissuta intensamente non solo in funzione di sfondo o frammento di una scena, bensì come pura soluzione compositiva. Scorci, vedute e visuali vi hanno un ruolo tutto particolare, di rileva­re cioè il dinamismo dell'elemento superficie che è poi l'ele­mento chiave da cui si riconosce l'autore. In una fantasmago­ria di tonalità ora accese ed esplosive, più raramente pacate, l'artista vuol farci toccare con mano la luce e il calore, vale a dire la medesima fonte che gli detta una scelta cromatica tutta meditata. Paesaggi e mura risplendono di scintillanti toni giallodorati cui contrastano altri azzurro-violetti e rosei. Qua e là lo smagliante candore delle facciate e delle forme cubiche è oscurato da un'ombra che cangia magicamente i colori. Potremmo dire che l'espressione del colore e del racconto acquistino nel loro costante scambio pari dignità. Nelle torri­de regioni dell'Oriente e dell'Africa un'altra grande attrattiva è il mutare delle stagioni, che sottolinea la passione o il dolo­re profondo di questi popoli. I fiori e gli alberi parlano con sfumature delicate della primavera, dalle nature morte, di regola essenziali e singolari, deduciamo che frutti e sementi sono già maturi. I frutti e gli oggetti di uso quotidiano lascia­ti sul tavolo, nei quadri rivivono gravidi di un nuovo conte­nuto e di un nuovo messaggio. Le palme si piegano allettanti sotto gli abbondanti frutti, il cammello attende paziente il cammelliere per il lungo viaggio. Al riparo della poca ombra meridiana riposano uomini e donne in attesa che la calura scemi.
Saverio Barbaro è uno dei pittori italiani di maggior estro sia per contenuto sia per linguaggio formale. Un linguaggio approfondito, cromaticamente pieno e vigoroso, carico di lu­ce e gioia di vivere. Talvolta per scene e ritratti ricorre al dise­gno con inchiostro di china. Il disegno è un altro genere dove si manifesta appieno tutta la sua potenza creativa e il suo vir­tuosismo.
La mostra che Barbaro ha portato in Slovenia, pur proponen­do solo una piccola parte della sua vastissima produzione, testimonia del prestigio che gode nel mondo della cultura. Con le sue opere il pittore ha lasciato segni tangibili della sua arte oltre che legami di durevole amicizia. Le sue tele non si possono abbracciare con un solo sguardo, vanno vissute nella loro reale immediatezza e poetica atmosfera, per comprende­re il significato di ogni suo dire.
Ci sentiamo onorati di poter vedere da noi le preziose tele che un artista così singolare come Saverio Barbaro ha riportato dall'Oriente.

 

POLONA ŠKODIČ, storica dell'arte